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IndiaEveryday

giovedì 11 ottobre 2007

Un'insana passione per le lingue

Ho sempre avuto un'inspiegabile passione per le lingue, anche le più strane. Quando vengo a conoscenza di una nuova parola straniera, mi prende l'impulso irrestibile di memorizzarla e imparare il suo significato. Chiamatelo pure spirito nozionistico, non importa, del resto ci convivo da sempre.
In particolare non mi ha mai abbandonato l'idea di imparare il tedesco. E l'occasione buona, dopo svariati tentativi infruttosi, mi si presentò quando, alcuni anni fa, dovetti recarmi per parecchie settimane in Germania per lavorare presso un cliente.

Ovviamente nell'ambito lavorativo si parlava in inglese, ma non ho mai nascosto con i miei business partner il fascino che la loro lingua nativa esercitava su di me. Ho provato dapprima con un corso in 2 volumi (che tuttora ogni tanto consulto), poi sono passato ad un più moderno corso su CD-ROM. Un po' la mancanza di tempo e soprattutto la scarsa convinzione mi hanno condotto purtroppo ad abbandonare e a riprendere almeno 4 volte quest'impresa, tanto che ancora oggi devo ogni volta ricominciare daccapo quando mi prende la fissazione di impararlo una volta per tutte.

In ogni caso, durante il mio periodo tedesco sono riuscito quantomeno ad elaborare un po' di frasi fatte, sul modello "da turista" e ne ho approfittato per intavolare scarne conversazioni, che visto il mio limitatissimo vocabolario lasciavano molto a desiderare.

Tuttavia un episodio in particolare, all'apparenza insignificante, contribuì a radicare in me la convinzione che questa lingua fosse particolarmente ostica...

Mi trovavo presso la sede di Harman-Becker, noto produttore di interfacce audio/video per automobili e oggi noto anche per i navigatori GPS. La sede è in Ittersbach, frazione di Karlsbad, nel pieno della Foresta Nera, tra Pforzheim e Karlsruhe. Il confine con la Francia dista non più di 30 km.

In quel periodo, insieme ad un collega, partivamo ogni mattina da Boeblingen e , dopo un'ottantina di km, si arrivava presso questo cliente e per fare test sul software fino al pomeriggio inoltrato. Il gruppo era formato prevalentemente da tedeschi, più noi 2 italiani e qualche americano.

I tedeschi parlavano ovviamente nella loro lingua, tranne che per rivolgersi a noi e agli americani. Notai però che spesso dovevano ripetere i discorsi anche fra di loro: in pratica, in quasi ogni dialogo in tedesco, ogni 3-4 frasi ciascuno rivolgeva al proprio collega un "Bitte?", chiedendo cioè di ripetere l'ultima concetto.

Ne parlai col mio collega, il quale confermò la mia impressione. Volendo generalizzare il più possibile, da questa vicenda ho tratto le seguenti conclusioni, non mutuamente esclusive:


  1. I tedeschi sono molto distratti quando dialogano fra loro;

  2. i tedeschi sono quasi tutti sordi;

  3. il tedesco è proprio una lingua difficile, anche per chi l'ha imparata dalla nascita.

Io ovviamente propendo per quest'ultima possibilità. Tendo invece ad escludere l'eventualità che alcuni si esprimessero in una specie di dialetto di difficile comprensione, perché provenivano tutti dalla stessa zona, erano colleghi da molti anni e inoltre io stesso riuscivo a cogliere qualche parola nel discorso, anche se poi mi sfuggiva il senso.

In conclusione, non ho (ancora) imparato il tedesco, ma almeno ho un alibi...

2 commenti:

alex ha detto...

beh, la zona di confine è stata a tratti tedesca, a tratti francese, quindi può essere un dialetto.

ho fatto un corso all'università. il prof. si chiamava di cognome friedrich. alla prima lezione ci ha detto che con il corso avremmo potuto leggere nietzsche, ma non ordinare un caffè. e alla mattina, arrivando all'università, lo trovavamo al bar con un bicchiere di vino rosso a far colazione. poi a mezzogiorno, alla tedesca, il cappuccino.

io ho iniziato a studiare: tedesco, serbo, portoghese. a spizzichi e mozzichi. e voglio impararli, prima o poi. più il corso di tedesco all'uni, il francese alle medie (con la prof che ci diceva: "non è come parlare in dialetto valsesiano" - come si dice mela? pomme. e in valsesiano? pum. beh... tutta un'altra cosa), l'inglese alle elementari e al liceo, e lo spagnolo imparato in loco (siviglia).

e non so la grammatica nemmeno dell'italiano :)

gischio ha detto...

Ciao Alex, piacere di conoscerti e grazie per il tuo commento... valsesiano anche tu, mi sembra di capire :)
Gran tipo il tuo professore, soprattutto per il bicchiere di rosso al mattino. Quanto al cappuccino in Germania, ne avrei anch'io di aneddoti da raccontare!
In quel di Wiesbadan imparai pure a fare il caffè lungo con i cialdoni, ancora adesso mi pare di sentire quell'odore dolciastro della cucina aziendale... era il 2001 se non sbaglio!
Alla prossima