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IndiaEveryday

mercoledì 5 agosto 2009

Datemi del coloro

Una costante accomuna le aziende nelle quali ho lavorato fino ad oggi: fra colleghi, anche posti su livelli gerarchici molto differenti, è comune darsi del tu.
Questa è un'usanza che mi ha sempre creato notevoli difficoltà, perché in generale non riesco a dare del tu alle seguenti categorie di persone:
  • coloro che ho appena conosciuto, a meno che non siano palesemente più giovani di me;
  • quelli che hanno o dimostrano un'età maggiore della mia;
  • infine chi occupa una posizione di dominanza rispetto a me, quindi capi non diretti e clienti.

E poco importa se questi individui esordiscono dicendo "siamo colleghi, diamoci pure del tu". Anzi, questa frase mi mette ancora di più a disagio, perché avrei preferito che l'interlocutore non se ne fosse accorto e che la nostra conversazione fosse continuata senza questo inciso. E perché dal quel momento in avanti la mia concentrazione non sarà più rivolta all'argomento del discorso, ma piuttosto su come esprimere frasi neutre che non richiedano il passaggio al lei.

Di solito mi verrebbe voglia di rispondere come Renato Pozzetto in "Mia moglie è una strega", quando conosce Finnicella e lei gli dice "Ma come, mi dai ancora del lei?". E lui replica "Le darei anche del voi, se non fosse apologia". Io di solito mi limito, a seconda della persona, a dire "Ci provo ma temo che mi sbaglierò ancora". E devo aggiungere che non ho nessuna preferenza sul fatto che il mio interlocutore mi dia del tu o del voi. Semplicemente non me ne importa, il problema è solo mio. Certo che, se entro in un negozio e un ragazzino alla cassa, che potrebbe avere meno della metà dei miei anni, mi dice "Ciao, cosa ti serve?", forse un tantino mi indispone e mi verrebbe voglia di domandargli se ci siamo per caso già conosciuti...

Anni fa, nel corso della mia prima esperienza lavorativa, non riuscivo proprio a dare del tu al capo area in cui ero stato inserito. Finché un giorno, tra il serio e lo scherzoso, questi mi disse: "Perché continui a darmi del lei? Vuoi mantenere le distanze?". E questa frase fu per me illuminante. Abituato fin dai tempi dell'università a dare e a sentirsi dare del lei, per me il mantenere le distanze era sinonimo di rispetto, mentre il dare del tu significava non riconoscere l'autorità o, peggio, prendersi eccessiva confidenza.

Ecco quindi che il mio stupore derivava dal fatto che il mantenimento della distanze era visto in accezione negativa, quando io invece lo ritenevo un comportamento gradito. All'opposto, un responsabile di area di un'azienda vuol fare credere che il darsi del tu rafforzi lo spirito di squadra e abbatta quelle barriere che io vorrei mantenere ben salde. Tuttavia l'esperienza mi ha convinto che questo atteggiamento aziendale non sia poi radicato ovunque. Anzi è un modo di fare molto British, anche se come suggerito dal Busca in questo post, gli inglesi non si danno del tu, come erroneamente crediamo, ma del voi.

Nelle aziende profondamente italiane, quelle in cui c'è il padre-nonno fondatore e i suoi familiari nelle posizioni strategiche, darsi del lei è prassi normale, anche fra il presidente e l'amministratore delegato. Leggevo tempo fa che Gianni Agnelli e Romiti, suo braccio destro in Fiat per oltre trent'anni, si siano sempre dati del lei. Non credo proprio che lo facessero per tenersi a distanza, visto che per 3 decenni si saranno visti o sentiti quasi tutti i giorni. Credo invece che sia un segno di rispetto, sia della persona che della gerarchia aziendale.

Secondo me, quando un responsabile, soprattutto molto più anziano, ci tiene a farsi dare del tu, cìè sempre sotto un intento che un mio collega definisce "fottereccio". Ovvero il capo ci tiene ad abbattere le distanze perché, all'occorrenza, ti potrà trattare con tutta la confidenza che vorrà prendersi. E in effetti è così: è molto più facile litigare o comandare una persona dandole del tu, perché non ci sono filtri e la richiesta o le rimostranze arrivano diritte al punto della questione. Usando il lei, si rischia di impelagarsi in discorsi alla Fantozzi, del tipo "Lei è un mediocre", che fanno tanto commedia all'italiana.

Una barriera in questo senso che non ho mai abbattutto è quella con mia suocera. Nonostante la conosca da oltre 15 anni, non ho mai smesso di rivolgermi dandole del lei. Aggiungiamo anche che neppure lei mi ha mai detto di darle del tu, nonostante i fidanzati delle altre sorelle lo facciano senza problemi. Forse per lei era sottinteso, dato che non ha mai cercato di tenere le distanze, ma un tacito accordo dice che a entrambi va bene così.

5 commenti:

Renato ha detto...

E' anche vero che, in generale, NON tutti i capi che ti danno del Tu hanno un'indole fottereccia. Se vogliono disturbarti o rimproverarti hanno ben altre strade che un semplice cambio di pronome: stiamo sempre parlando di dirigenti.

Ciauz

Angelica ha detto...

Ciao Gischio, sai che io sempre odiato questa fissa tutta italiana di darsi del "lei" a tutti i costi? Trovo davvero che significhi mettere distanza e formalitá e non mi piace. Adoro invece gli ambienti internazionali, come quello in cui lavoro adesso a Monaco, perchè, essendo la lingua ufficiale l'inglese, si dá per forza del tu a tutti. E questo non significa certo prendersi confidenze eccessive, ma solo mettersi sullo stesso piano come colleghi e trasmettere il messaggio che quello che si fa conta ugualmente. Quello che fa il direttore generale conta, ma anche quello che fa l'assistente. perlomeno io la sento così! Ciao Eireen

Angelica ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Angelica ha detto...

Allora, sono sempre io, Eireen, quella del blog sulla vita in Germania. Scusa, ma per sbaglio ho postato due volte lo stesso commento e allora uno l'ho cancellato! Poi non so perché mi esce Angelica nell'account Google: io non mi chiamo Angelica. Ciao!

Gischio ha detto...

Ciao Eireen, grazie per il tuo commento. Mi permetto solo di farti notare che gli inglesi non si danno del tu, ma del voi. Infatti la forma passiva al passato si coniuga, ad esempio, con "you were found" e non "you was found".
Il "tu" inglese, ovvero il "thou", lo usava Shakespeare ma non è più in uso da circa un secolo.